FORME DI ALLEVAMENTO
Nel capitolo dedicato alla potatura abbiamo scritto che vari sono i sistemi di allevamento e che essi cambiano da zona a zona, da varietà a varietà ma, soprattutto, in funzione del tipo di raccolta da praticare. Non si deve dimenticare, comunque, che l'olivo è una pianta mediterranea. Come tale essa ha bisogno di molta luce e aria e ha bisogno della maggior massa di foglie per dare buoni risultati produttivi, che produce su rami di un anno compiuto, da rinnovare annualmente, evitando, allo stesso tempo, gli ombreggiamenti che hanno effetti sensibili e negativi sui risultati produttivi ed economici della coltura. La forma a vaso è, comunque, la più diffusa tra i sistemi di allevamento dell'olivo. Dal fusto, una volta reciso a una determinata altezza, si fanno partire esternamente delle branche (in modo diverso) che daranno alla chioma la forma di cono, o di cilindro, Oppure conico-cilindrica, o tronco-conica. E un sistema che permette un buon arieggiamento della chioma evitando l'eccessivo infittimento della vegetazione. Il vaso policonico, con le branche impalcate a 1-2 m da terra, permette le lavorazioni e la crescita sottochioma delle specie erbacee. Contemporaneamente consente alle piante di fruttificare molto in alto, rendendo difficili e costose le operazioni di potatura e raccolta. Quando le piante hanno raggiunto la maturità sono necessarie le scale, perciò, si stanno diffondendo altre forme di allevamento. La forma libera o a cespuglio, si ottiene senza effettuare nessun intervento di potatura alla pianta nei primi 8-10 anni, fatto salvo l'eventuale diradamento dei rametti alla base per i primi 40-50 cm, da effettuarsi subito dopo il trapianto o alla fine del primo anno. In seguito allo sviluppo dell'olivo, si ottiene un cespuglio globoide con varie cime e contenuto in altezza, simile alla forma naturale. Dal 10mo anno in poi si prevedono interventi di potatura più o meno drastici che possono andare da un abbassamento delle cime, con contemporaneo sfoltimento della chioma, a una stroncatura turnata di tutte le piante dell'appezzamento. Nel globo, forma molto simile al cespuglio, il fusto è stato reciso a una determinata altezza e le branche si sviluppano da tale piano senza un ordine prestabilito per raggiungere, con le ramificazioni, altezze diverse; nel complesso la chioma dell'olivo prende una forma globosa.
Quando le ramificazioni non scendono molto lateralmente, ma si estendono soltanto nella parte superiore, come quelle del pino da pinoli, si ha l'ombrello. Tra le forme di allevamento basse ricordiamo: la palmetta libera, il vaso cespugliato, il cespuglio allargato lungo il filare (ellittico) o espanso (circolare), monocono o a cordone, a siepone. Queste forme tendono a realizzare una massa continua di vegetazione lungo il filare alta fino a 4 m. Il vaso cespugliato presenta 3-4 branche principali .che si dipartono dal suolo e possono derivàre da gruppi di 3-4 piantine. Il monocono è una forma a tutta cima, molto simile al fusetto utilizzato in frutticoltura, di semplice manualità nella potatura. Per l'impostazione di questa forma di allevamento si consigliano potature estive di formazione nei primi due anni allo scopo di eliminare le ramificazioni basali del tronco nei primi 80-90 cm, guidare la cima al tutore e sopprimere eventuali ramificazioni laterali assurgenti che possono entrare in concorrenza con l'unica cima. I rami legnosi saranno intervallati tra loro di 50-60 cm in modo da conferire alla pianta, a struttura ultimata, la forma di un cono col vertice rivolto verso l'alto.
è la forma di allevamento più adatta alla raccolta meccanica per vibrazione del tronco, ma la fruttificazione non è sempre regolare. Le forme di allevamento libere sono più adatte per quelle aziende che dispongono di poca manodopera per le operazioni di potatura e raccolta.
A) Olivo allevato a palmetta con due palchi di primari

B): Olivo allevato a palmetta con la struttura completa formata da tre palchi di primari e dall'astone centrale.

CONCIMAZIONE
L'olivo, come tutte le piante, ha bisogno della presenza di humus per crescere e non è necessario che le sostanze nutritive siano offerte nella forma più prontamente disponibile. è bene perciò concimare con il letame maturo o con il composto poiché essi hanno una lenta cessione degli elementi fertilizzanti. In questo caso la vita microbica del terreno e il naturale contenuto in humus stabile sono importanti per una pronta disponibilità e una fertilità duratura. L'humus è, invece, un elemento equilibratore che trattiene sia le sostanze nutritive che l'umidità. Si è già ricordato come siano da escludere, per la coltivazione dell'olivo, i terreni fortemente acidi in cui, eventualmente, bisognerà apportare del calcio. L'azoto è importante per l'accrescimento, la formazione di fiori e frutti e per dare alla pianta sufficiente energia per contrastare gli attacchi parassitari. Se però non viene equilibrato con gli altri elementi fertilizzanti, può creare un inutile quanto dannoso squilibrio. La carenza di azoto si manifesta attraverso una crescita più ridotta, formazione di fiori imperfetti, produzioni scarse e alternate. Al fosforo, il cui assorbimento è relativamente modesto, si riconosce la funzione di regolazione della crescita essendo indispensabile nella divisione cellulare e nello sviluppo dei tessuti meristematici. La carenza di fosforo, molto rara, si manifesta con effetti negativi sull'accrescimento e sulla fruttificazione. Il potassio, che svolge un ruolo importante nei processi ossidativi energetici, è l'elemento che l'olivo consuma in maggior quantità. Se il terreno ne è carente, bisogna apportarne nella quantità occorrente. Il potassio regola il consumo d'acqua della pianta ed è un elemento importante ai fini di un aumento della resistenza agli eccessi o abbassamenti di temperatura e ad alcune malattie fungine. Le carenze di potassio sono poco frequenti e si manifestano, nei casi estremi, con necrosi degli apici delle foglie più vecchie e decolorazione della lamina fogliare. Anche il calcio è un elemento fondamentale per la crescita della pianta fino al punto che, una sua carenza determina, negli impianti giovani, vistosi fenomeni di rachitismo. Gli oligoelementi o elementi in tracce non sono da trascurare. I più importanti sono il magnesio e il boro. Nel letame e nel composto organico, specialmente se vi sono incorporate molte erbe e foglie, sono contenuti tutti ma si possono riscontrare, occasionalmente, carenze di boro, zinco, magnesio ecc. I terreni italiani sono abbastanza ricchi di oligoelementi, perciò, può essere sufficiente integrare il letame e il composto con modeste quantità di ammendanti specifici. Per riscontrare carenze e problemi delle piante, altrimenti non visibili, è utile far eseguire, presso appositi laboratori, la diagnostica fogliare. Dalla tabella 2 si ricava la composizione della pianta per i principali componenti. Si stima, inoltre, che per 100 kg di olive prodotte la pianta asporti 900 g di azoto, circa 200 g di fosforo e 100 g di potassio.
Elementi nutritiviRami (%)Foglie (%)Frutti (%)
Calcio (CA)1,442,540,84
Anidrite solforica (P2O5)0,400,4331,102
Ossido di potassio (K2O)1,932,7252,020
Azzoto (N)1,0081,8411,180
Umidità585255
Tenendo conto di differenti condizioni ambientali, vari autori hanno proposto rapporti di concimazione diversi fra i tre principali elementi: azoto, fosforo e potassio. Si va da un 2:1:2 a un 1:0.5:1.5. Queste differenze si spiegano non soltanto con eventuali differenti condizioni di fertilità del terreno di coltivazione ma, soprattutto, con gli obiettivi produttivi che si vuole raggiungere e con un più o meno elevato grado di forzatura che si vuole imprimere alle piante. Il letame deve essere ben maturo e va distribuito nel periodo invernale (400-590 q/ha). Il migliore è quello di pecora e di capra. In alcune zone del sud fanno sostare le pecore (non le capre) sotto gli alberi di olivo durante la notte, in questo modo: si con-cima e si controllano le erbe infestanti. Il composto o il letame, vanno sparsi nel cono d'ombra delle piante in quantità variabile: dipende dal tipo di terreno, dall'epoca dell'ultima somministrazione e dalla taglia della pianta (alcuni agricoltori dicono che bisogna distribuire, in quantità, tanto letame quanto frutto porta la pianta). Nei terreni in pendenza conviene sistemare il letame o il composto a monte della pianta. Buona norma può essere la consociazione, ogni due anni, con leguminose da granella, da fieno o da sovescio (Tab. 3).
1mo annoConcimazione verde
+ cornunghia
1 q/ha
2do annoConcimazione verde
+ farina di carne e ossa
1 q/ha
3zo annoLetame semi maturo200 q/ha
4to annoConcimazione verde (sovescio)
+ cornunghia
1 q/ha
5to annoConcimazione verde
+farina di carne e ossa
1 q/h
6to annoLetame semimaturo o maturo200 q/ha
Oltre al letame e al composto possono essere utilizzati: liquami di stalla (senza imbrattare le foglie), guano, farina dì ossa, cornunghia (3-5 q/ha), sangue, residui di lana (non trattata chimicamente), cuoiattoli (non trattati) e peli, scarti di pesce, residui di frantoio, residui di carta, segatura, paglia, foglie secche, residui di ortaggi, scarti di cucina ecc. Si consiglia di non spargere materiale non maturo sotto le piante per evitare il rischio di portare e/o favorire malattie all'apparato radicale e aereo. Dalle operazioni periodiche di potatura dell'oliveto possiamo ricavare una considerevole quantità di sostanza organica vegetale di prima qualità. Negli ultimi anni è stata sperimentata con successo la trinciatura delle fronde di potatura a scopo fertilizzante con l'utilizzo del trinciasarmenti azionato dalla presa di forza del trattore. I rami di potatura dovranno prima essere sbrancati, per eliminare i durissimi legni dell'olivo di diametro superiore a 2-3 cm, che non potrebbero essere triturati, mentre la fronda verrà allineata in "andane" per permettere una trinciatura rapida e omogenea. Nelle aree di coltivazione più umide e fresche, le fronde trinciate dovranno essere lasciate in superficie per costituire una pacciamatura nell'interfilare, mentre nelle aree più calde verranno interrate con una lavorazione superficiale per favorirne una rapida trasformazione evitando che il sole le secchi disperdendo una parte degli elementi nutritivi. La trinciatura dei rami di potatura può costituire, da sola, una buona fertilizzazione vegetale che potrà essere completata dall'aggiunta di un concime organico azotato e fosfatico.
INTERVENTI SUL TERRENO > lavorazioni
Lo strumento ideale per le lavorazioni è la vangatrice meccanica. Nei piccoli oliveti e in quelli con sistemazioni difficili, può essere tuttora valido l'uso della vanga manuale. L'aratro voltaorecchio è un attrezzo da scartare perché rovina le radici. La fresa provoca la formazione della suola di lavorazione e può favorire la diffusione di talune infestanti. Data la superficialità dell'apparato radicale dell'olivo è sempre preferibile non approfondire le lavorazioni oltre i 20-25 cm. Gli interventi ordinari nell'oliveto consistono in una lavorazione autunnale-invernale con aratro a dischi polivomere, preceduta dalla distribuzione del composto o del letame, seguita da alcune estirpature o erpicature nel periodo primaverile-estivo, in funzione dell'andamento stagionale. Nelle zone siccitose si fanno parecchie estirpature o vangature nel periodo estivo in modo da ridurre al massimo la perdita di acqua. è inoltre consigliabile favorire l'inerbimento autunnale-invernale dell'oliveto al fine di agevolare le operazioni di raccolta e impedire fenomeni di erosione superficiale nei terreni in forte pendenza. Ottimi risultati si ottengono, dove è possibile, con l'inerbimento costituito da flora spontanea o da specie leguminose seminate allo scopo (a esempio, il Trifolium subterraneum per i terreni acidi e subacidi, e il Trifolium repens per i terreni alcalini); si avrà cura di sfalciare il sottoliveto, specie durante l'estate, mediante l'uso di un trinciasarmenti o di una barra falciante. Il Trifolium subterraneum è una leguminosa capace di fissare circa 50 kg di azoto all'anno. Una buona alternativa consiste, tradizionalmente, nel pascolo di animali (ovini, galline , tacchini ecc.) escludendo però quelle specie che potrebbero danneggiare le piante di olivo (capre, bovini, equini ecc). Pratica estendibile e facilmente attuabile in quasi tutte le aree meridionali è, invece, il sovescio di piante erbacee o spontanee o seminate nel periodo autunno-invernale e comunque trinciate in primavera. Si raccomanda, in tal senso, di effettuare sempre una rotazione delle piante da sovesciare, inserendo anche graminacee in coltura pura o in miscugli con altre specie (Tab. 4).
Zona geograficaSpecie utilizzataDosaggio sementi (kg/ha)Epoca di seminaTipo di terreno
Centroveccia autunnale
+ orzo +
trifoglio squarroso
70
50
30
autunnoterreni pesanti e difficili
avena + trifoglio persiano100
20
primavera (marzo)terreni freschi e ricchi
favino +
veccia estiva
senape bianca
60
60
10
fino inverno (febbraio)terreni sciolti e calcarei
Sudavena +
fieno greco
100
30
autunnoterreni siccitosi e poveri
lupino + sorgo100
50
autunnoterreni acidi e sciolti
favetta + trifoglio alessandrino + girasole50
20
5
autunnoterreni fertili e irrigui
INTERVENTI SUL TERRENO > irrigazione
Secondo alcune ricerche, per soddisfare le esigenze idriche dell'olivo, è necessaria una piovosità annua superiore ai 500 mm. Tuttavia l'olivo ha una capacità di adattamento notevole in virtù di alcune caratteristiche biologiche e fisiologiche che gli permettono di resistere a ridotte disponibilità d'acqua. Naturalmente i rendimenti produttivi e qualitativi della coltura variano in relazione alle condizioni più o meno favorevoli della disponibilità d'acqua, soprattutto per la coltivazione delle olive da mensa. L'olivo, in quanto pianta sempreverde, nonostante che per natura sia dotato di caratteristiche abbastanza rustiche, ha esigenze idriche continue, perché utilizza l'acqua durante tutto l'anno. Però le esigenze variano a seconda delle fasi produttive che caratterizzano il ciclo annuale. Durante il periodo inverno/primavera (periodo della mignolatura e della fioritura), una prolungata mancanza d'acqua può influire negativamente sull'allegagione e far aumentare la percentuale di fiori anomali. L'altro periodo molto critico è quello compreso tra l'allegagione e l'invaiatura (di cui la fase di indurimento del nocciolo rappresenta il momento più delicato). La condizione per una favorevole evoluzione di questi processi biologici è costituita da elevate quantità di acqua disponibile nel terreno. La mancanza di acqua durante la fase di accrescimento dell'oliva contribuisce ad accentuare la cascola dei frutti e quindi a ridurre la produttività. In linea molto generale sì può dire che i necessari apporti stagionali d'acqua per l'olivo possono essere quantificati in 1000-2000 metri cubi per ettaro (60-80 I per pianta adulta ogni tre giorni) nel periodo giugno-settembre. Una irrigazione ben programmata e condotta contribuisce ad attenuare il fenomeno dell'alternanza produttiVa. Con l'irrigazione si ottengono olive più grosse (interessante soprattutto per le varietà da mensa), minore resa in percentuale, ma maggiore quantità di olio nell'unità di superficie. Nell'olivicoltura intensiva sono diffusi vari sistemi irrigui. Gli impianti di tipo localizzato (a goccia, a spruzzo, a baffo ecc;) stanno superando i metodi tradizionali per aspersione, per scorrimento, a conca, usati più convenientemente per l'irrigazione di soccorso. L'irrigazione localizzata, oltre a comportare una sensibile riduzione del consumo d'acqua (25-30%), consente una distribuzione più uniforme dell'acqua nel tempo, con turni più brevi (ogni 2-3 giorni) e volumi irrigui più bassi. Essa, inoltre, assicura una maggiore efficienza dell'acqua che viene distribuita attraverso una adeguata disposizione degli erogatori in corrispondenza dei punti di maggior assorbimento dell'apparato radicale. Attenzione, però, un eccesso di acqua irrigua può facilitare l'insorgenza di fitopatie
AVVERSITA' E PARASSITI > introduzione
Servirebbe ben poco quello che abbiamo detto fin qui se l'olivicoltore non facesse attenzione e non applicasse tutti gli accorgimenti tecnici e pratici per limitare al massimo le numerose avversità e i numerosi parassiti che danneggiano l'olivo. Per ridurre il pericolo di malattie bisogna evitare l'umidità e favorire l'insolazione e la ventilazione della vegetazione; fare una potatura adeguata per togliere tutte le parti malate, che vanno distrutte con il fuoco; pennellare l'olivo ogni 8-9 anni con poltiglia bordolese; irrorare periodicamente (anche se non ci sono attacchi) con propoli (prodotto delle api) ogni anno. Il propoli viene usato come estratto alcolico al 20% e come estratto acquoso al 10%, i due estratti vengono mescolati nella proporzione di 100-150 cc della soluzione alcolica e di 50-100 cc della soluzione acquosa, già arricchita di lecitina di soia all'1%, per 100 litri di acqua. Alcune ditte che commercializzano mezzi tecnici per l'agricoltura biologica offrono il prodotto già pronto da usare. Per la difesa fitosanitaria, un ettaro tradizionale di oliveto, richiede un impegno di circa 30-40 ore per anno, Il costo per i trattamenti antiparassitari è pari al 5-9% dei costi complessivi di produzione.
AVVERSITA' E PARASSITI > avversità
Delle avversità di carattere ambientale abbiamo già scritto precedentemente ma ne facciamo qui un breve riassunto. Umidità. è necessario assicurare un buon drenaggio al terreno e non impiantare in zone con umidità aerea persistente. Grandine. La grandine è particolarmente dannosa quando colpisce nel periodo che va dalla fioritura alla maturazione dei frutti. Dopo l'evento atmosferico asportare con una potatura energica le parti colpite e combattere le screpolature della corteccia con poltiglia bordolese. Vento. Può spezzare i rami, far cadere fiori e frutti e, in qualche caso, sradicare le giovani piante. Gelo. Se i danni si limitano alle branche e ai rami, bisognerà intervenire subito con la potatura tagliando sotto la zona devitalizzata. Il legno di potatura dovrà essere allontanato dalla pianta per evitare attacchi, nell'anno seguente, di fleotribo. Secco. Un caldo eccessivo, accompagnato da lunghi periodi di siccità, può nuocere notevolmente all'olivo. Le drupe si essiccano durante la maturazione per l'evaporazione del contenuto acquoso e perché non ricevono la linfa. Per evitare l'eccessivo riscaldamento si usava, soprattutto al sud, imbiancare con latte di calce i fusti esposti al sole per proteggerli dall'eccessiva insolazione.
AVVERSITA' E PARASSITI > malattie crittogamiche
Rogna (Pseudomonas savastanoi). è una delle principali batteriosi conosciute e attacca i rami, le foglie, le radici e il tronco; si presenta con tubercoli screpolati, duri e bruni causati da aperture prodotte da avversità, infezioni oppure da traumi. L'elevata piovosità primaverile accompagnata da temperature miti favoriscono l'attività del patogeno. I danni sono dovuti alla sottrazione di materiali plastici con conseguente diminuzione della produzione anche del 30%. Alcuni studiosi americani hanno rilevato anche un certo peggioramento qualitativo delle olive e dell'olio. In via preventiva, non bisogna provocare ferite alla pianta durante la raccolta, con la bacchiatura; disinfettare con prodotti rameici gli organi di taglio quando si effettua la potatura delle piante infette e si passa da una pianta all'altra. Nelle zone dove questa batteriosi si presenta ogni anno con una certa gravità, effettuare 1-2 trattamenti invernali con poltiglia bordolese aI 2% in corrispondenza con ritorni di freddo, grandine ed eventi atmosferici che possono provocare lesioni sui rami. I tubercoli si asportano con arnesi da taglio che debbono essere disinfettati con la fiamma prima di passare a una nuova pianta; il taglio va, quindi, disinfettato con poltiglia bordolese al 2% e poi spalmato con mastice a freddo per innesti. Il materiale infestato va asportato (anche con la potatura) e bruciato.

Carie o lupa (Fomes igniarius, Polyporus fulvus). Colpisce la ceppaia, il tronco e le grosse branche. Si manifesta con una lenta distruzione e corrosione dell'apparato tegumentale. Il legno infetto è fradicio, spugnoso e di colore giallastro e va asportato, a fine inverno, con la sluppatura. Se viene tolto molto materiale può essere conveniente sostituire definitivamente la pianta (ma può essere utile anche rinforzarla meccanicamente con cemento). Il tronco va pennellato come per la rogna ma, se la ceppaia è stata colpita in profondità, può essere utile spalmare del catrame o del solfato di ferro al 10%.

Fumaggine (Capnodium eleaphilum, Cladosporium herbarum). Si forma su tutta la superficie della pianta una irregolare incrostazione fuligginosa, grigio-nerastra, la cui diffusione è favorita dalla presenza della malata secreta da fitofagi (cocciniglie) oppure dalla pianta medesima. Lo sviluppo viene favorito da temperature elevate, motivo per cui, questa malattia, è maggiormente diffusa nel sud d'Italia. Se è dovuta alla presenza della cocciniglia, si interverrà con l'olio minerale (2%) aggiunto alla poltiglia bordolese all'inizio della primavera e a fine luglio-inizio agosto. Lo stesso trattamento è utile anche quando la fumaggine è di origine fisiologica.

Occhio di pavone, cicloconio o vaiolo (Cycloconium oleaginum). Produce sulle foglie macchie circolari a strisce giallo-brune che ricordano le penne del pavone. Colpisce anche peduncoli, piccioli, rametti e frutti. il patogeno sopravvive nelle foglie ammalate rimaste sulla pianta o a terra. Si.sviluppa principalmente in zone con terreni argillosi-compatti, in olivi con potatura stretta, in oliveti siti in vallate umide e nelle annate caratterizzate da una elevata e prolungata umidità associata a temperature oscillanti intorno ai 12-15 0C. L'occhio di pavone provoca intense defogliazioni particolarmente dannose per le piante giovani. Si può prevenire utilizzando varietà resistenti (Leccino, Leccio del Corno, Madonna dell'Impruneta, Olivastro, Piantone di Falerone). Si cura con ammendamenti ai terreni argillosi, potatura larga della chioma, appropriata concimazione (senza eccessi di azoto) e con due trattamenti con prodotti rameici. Il primo trattamento, con poltiglia bordolese all'1% sarà effettuato in ottobre e il secondo, con ossicloruro di rame e calcio sarà effettuato verso marzo. è possibile effettuare una diagnosi precoce della malattia evitando, così, di fare trattamenti inutili. Basta immergere una certa quantità di foglie in una soluzione di soda caustica al 5% (50 g/I di acqua) alla temperatura di 50-60 CC Se entro tre minuti, sulle foglie, compaiono le tipiche macchie tondeggianti scure, allora vuoi dire che il fungo è presente ed è necessario intervenire come sopra indicato.

Piombatura o cercosporiosi (Cercospora cladosporioides). Il patogeno attacca soprattutto le foglie giovani sulla cui pagina inferiore si sviluppa una muffa di color grigio piombo. Sulla pagina superiore si sviluppano macchie giallastre o brune, mal definite. Le foglie colpite in autunno cadono nella primavera successiva. Esistono varietà di olivo particolarmente sensibili alla piombatura: Biancolilla, Calatina, Etnea, Frantoio, Moraiolo, Moresca, Nocellara, Ogliarola messinese, Quercetana, Rosciola, Tonda iblea. Normalmente, la malattia viene controllata dai trattamenti autunnali e primaverili effettuati contro l'occhio di pavone.

Lebbra (Gloeosporium ollvarum). Lo sviluppo della malattia è favorito da un andamento climatico caldo, in genere, dopo le piogge autunnali sulle olive in maturazione. Si formano delle macchie estese, rotondeggianti, raggrinzite, bruno nerastre, con pustole gessose o cerose di colore marrone o rosato. Le olive colpite cadono in terra o, comunque, forniscono un olio di scadente qualità (rossastro, torbido e acido). La malattia può colpire anche i giovani rametti. Per contrastare la lebbra si possono effettuare, all'invaiatura delle drupe e in presenza di condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo dell'infezione, 2-3 trattamenti, distanziati tra loro di circa un mese, con prodotti a base di sali di rame.

Muschi e licheni Si tolgono raschiando il tronco e i grossi rami con guanti a maglie ferrose e altri attrezzi per asportare le squame secche di corteccia e tutta la vegetazione parassitaria. Il tronco, poi, viene pennellato con poltiglia bordolese.

AVVERSITA' E PARASSITI > fitofagi
Mosca dell'olivo (Dacus oleae). Le larve neonate della mosca scavano gallerie tortuose e irregolari nelle olive provocando ingenti danni, In media, in un anno, si sviluppano da 3 a 6 gene razioni di questo parassita. In aprile maggio avviene lo sfarfallamento dei primi individui adulti. Le prime infestazioni si verificano, tuttavia, solo a fine giugno o in luglio. Le olive infestate cadono a terra e hanno una resa in olio minore e una qualità scadente (con elevata acidità). Particolarmente dannose sono le infestazioni dei mesi di settembre-ottobre. Le zone olivicole più facilmente infestate sono quelle marittime e quelle del centro-sud Italia. La mosca (in particolare le femmine) è ghiotta di sostanze zuccherine e proteiche che trova in succhi di frutta dolci, nei fiori, nella melata di cocciniglie e di afidi. Per questo è possibile predisporre delle trappole-esca dove vengono immesse: melassa di barbabietola o di canna da zucchero (10 %), piretro (0.5%) e acqua. La mosca, dopo aver succhiato il preparato muore. In commercio si trovano molti tipi di trappole-esca. Nelle trappole-esca si possono usare anche i ferormoni sintetici che funzionano come le sostanze zuccherine. Le trappole-esca esercitano un'azione di richiamo sulle mosche che si trovano in un raggio di 5-10 m. Si utilizzano anche le trappole cromotropiche, di colore giallo, imbrattate di colla da tutti e due i lati. Si installano per ogni pianta, all'inizio degli attacchi segnalati dalle trappole ai ferormoni (2-3 per ogni ettaro). Gli adulti, attirati dal colore, resteranno attaccati. Ma il metodo ha il difetto di non essere selettivo. Si consiglia di piantare negli oliveti alcune varietà più precoci in modo da attirare su di esse le mosche e quindi catturarle con le trappole. La vicinanza agli olivi degli alberi di quercia può risultare utile poiché gli insetti gallicoli ospitati sulle querce sono il cibo preferito degli iperparassiti (divoratori) della mosca delle olive. Essi contribuiranno a limitare la moltiplicazione del parassita. è sconsigliato, invece, tenere alberi di fico vicino all'olivo perché la mosca troverebbe molto alimento nel periodo fine agosto-settembre, quando, per la siccità estiva, l'olivo non è succulento. Le olive raccolte con un certo anticipo e sottoposte subito a frantura forniscono olio di qualità migliore perché lo sviluppo delle larve viene arrestato prima che i frutti siano rovinati completamente. è indispensabile altresì la raccolta quasi completa del prodotto per non lasciare olive con la mosca sul terreno. Più la pianta ha ricevuto abbondanti concimazioni e/o abbondanti irrigazioni e più è esposta agli attacchi della mosca. Si conoscono più di cinque specie di insetti che parassitizzano la mo sca, particolarmente attivi nelle zone olivicole inserite in un eco-sistema equilibrato (in particolare quello umbro). è stata anche provata più volte la lotta biologica con l'uso di insetti importati da altri continenti ma con risultati ancora non del tutto positivi.
A)Adulto di Opius concolor, imenottero predatore della mosca dell'olivo.

B) Tignola: adulto e larva.

Tignola (Prays oleae). Le larve della prima generazione attaccano le foglie in inverno, quelle della seconda generazione rodono i fiori, le larve della terza generazione penetrano nei frutti e forano il nocciolo. Gli attacchi della tignola si fanno particolarmente virulenti nelle zone olivicole del Sud Italia. La tignola ha parecchi nemici naturali efficaci (quattro specie di iperparassiti). Alcune particolari condizioni climatiche disturbano lo sviluppo dell'insetto. Per esempio, gli stadi giovanili, vengono falcidiati dalle basse temperature invernali. Lo sviluppo della popolazione si controlla con le specifiche trappole a ferormoni (1-2 per ettaro), verificando due volte la settimana il numero delle catture (per le olive da olio, la soglia di tolleranza è stabilita in cento catture per settimana). Per il controllo diretto, buoni risultati sono stati ottenuti con la distribuzione dei preparati commerciali a base di Badilus thuringiensis che è risultato essere molto attivo nei confronti delle giovani larve nel momento in cui stanno per entrare all'interno dell'oliva. La soglia di intervento è stata fissata al momento dell'infestazione deI 10-15% delle infiorescenze. L'uso di questo prodotto microbiologico, però, non è ancora consentito sull'olivo.

Fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides). è un coleottero di color nerastro che scava gallerie sotto l'ascella dei rametti deperiti e sofferenti e alla base dei peduncoli dei frutticini. Gli insetti escono in marzo dalle gallerie. I rametti colpiti si seccano e, fiori e frutti, cadono. Per ridurre gli attacchi occorre irrobustire le piante con concimazioni e irrigazioni corrette in modo che la pianta sia in grado, il più possibile, di autodifendersi. è consigliabile lasciare sotto la pianta, nella zona ombreggiata, fino a maggio, i rami della potatura in modo che il fleotribo possa rifugiarsi in essi e, successivamente, essere distrutto con il fuoco

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Fleotripide (Phieotrips oleae). Punge e succhia le parti verdi della pianta. La puntura irrita i tessuti interessati i quali non crescono e si deformano. Vive generalmente nelle screpolature della corteccia. Una buona difesa contro questo parassita può essere fatta con: una potatura invernale energica; l'asportazione delle parti maggiormente colpite e la bruciatura delle ramaglie; la raschiatura e pulitura del tronco e delle branche principali; la pennellatura con poltiglia bordolese.

Ilesino (Hylesinus oleiperda) Scava gallerie (nella zona compresa fra la corteccia e il legno) nelle parti adulte delle piante in deperimento. Contro di esso conviene aumentare la vigoria della pianta e portare in superficie le parti colpite, asportando la corteccia e pennellando con poltiglia bordolese.

Celidonia o moscerino suggiscorza (Clinodiplosis oleisuga). Le larve gregarie di questo dittero determinano alterazioni cambiali, localizzandosi sotto la corteccia che si distacca, dando origine alla distruzione del cambio, necrosi e disseccamento di una porzione di ramo. I rami attaccati deperiscono e vengono attaccati dagli scolitidi. Per combattere la cecidonia bisogna raccogliere e bruciare i rami colpiti.

Rinchite (Coenarrhychus cribripennis). Gli adulti dell'insetto compaiono a metà maggio e fino a fine luglio si alimentano compiendo fori nelle foglie. Dopo l'accoppiamento, le femmine scavano nelle olive un pozzetto, che raggiunge il nocciolo, in fondo al quale depongono un uovo. In corrispondenza dell'ingresso del foro si formano degli infossamenti dei tessuti.

IL RACCOLTO > introduzione
Il prodotto principale dell'olivo è la drupa (oliva) che arriva a maturità, mediamente, in novembre-dicembre. Può essere utilizzata per la produzione di olio oppure per la concia. Ogni olio ha una sua caratteristica specifica, dipende dalla varietà, dal luogo di provenienza e dalle tecniche colturali. Ogni diversa epoca di raccolta comporta delle conseguenze. La raccolta tardiva provoca una perdita di prodotto a motivo della Cascola di una parte dei frutti. Inoltre l'eccessiva permanenza delle olive sulla pianta sembra dia luogo a una maggiore alternanza di produzione. La raccolta precoce permette di ottenere un olio qualitativamente più apprezzabile perché meno grasso e più adatto alla conservazione. Con la raccolta precoce si possono ridurre anche, parzialmente, i danni derivanti da avversità atmosferiche (grandine, vento, freddo ecc.). In base alla latitudine si può dire che, nell'Italia settentrionale, la raccolta avviene da settembre a novembre, nell'Italia centrale da fine ottobre a dicembre e, in annate particolari, anche a gennaio; nelle zone meridionali si arriva anche a fine febbraio o marzo. Le drupe di diverse varietà oltre che per l'estrazione dell'olio possono essere utilizzate intere per la conservazione e il consumo diretto. La raccolta delle olive da tavola (verdi), viene effettuata prima che le drupe raggiungano la maturazione. La raccolta delle olive da olio o delle olive da tavola nere, si esegue quando i frutti sono in uno stadio intermedio di maturazione per le prime e completamente mature per le seconde. Per la raccolta tramite brucatura a mano o con l'ausilio di pettini, sono necessarie più di 140 ore di lavoro per ettaro di oliveto tradizionale (1 ora per pianta e più di 3 ore per quintale). Nel complesso dei monte ore dedicato alla coltivazione dell'olivo, la raccolta incide per quasi il 40%.
IL RACCOLTO > raccolta
è un'operazione particolarmente delicata che, se mal eseguita, può compromettere gli sforzi compiuti durante l'anno e incidere in modo negativo sia sulla qualità che sulla quantità dell'olio. Si deve infatti avere ben chiaro che le caratteristiche chimiche e organolettiche presenti nel frutto al momento della raccolta e la sua integrità sono determinanti ai fini della qualità sia dell'olio che delle olive da tavola. La raccolta può essere fatta mediante:
IL RACCOLTO > utilizzazione
Una volta raccolte le olive vengono portate in frantoio il più velocemente possibile per la macinatura dove, per effetto della semplice rottura e spremitura, si ottiene l'olio vergine di oliva. Durante il trasporto le olive devono essere ben aerate per mantenere l'integrità, sono quindi poste in ceste o piccole cassette che consentano il passaggio dell'aria. Prodotti secondari dell'olivo sono: la legna da ardere che procura un buon grado di illuminazione e di riscaldamento; il legname da intarsio e da opera che deve avere, però, certe dimensioni e non deve essere rovinato dalla carie; la frasca dell'olivo (ricavata dalla potatura) può essere utilizzata allo stato fresco come alimentazione dei ruminanti (22-23 unità foraggere/q), o come insilato (la frasca non utilizzata per l'alimentazione animale, perché troppo legnosa, può essere usata come riscaldamento oppure può essere trinciata e distribuita sul terreno); la sansa può essere utilizzata, moderatamente (non più del 30% della razione alimentare) nella alimentazione an~male (37-43 unità foraggere/q), come combustibile per riscaldamento, per forni, come concime e, se sottoposta a solventi, può esserne estratto dell'altro olio che può essere usato per l'illuminazione o per l'alimentazione dopo rettificazione. Tutti gli altri sottoprodotti del frantoio (acque di vegetazione, morchione) dopo un periodo di depurazione possono essere utilizzati come concime. La morchia, residuo del fondo dei depositi di olio, può essere utilizzata per fare saponi, per ungere il formaggio o per concime. I polloni sottili vengono usati per costruire canestri. L'olio in campo medico, ha proprietà lassative, azione emolliente locale, ipercolesterolizzante, inoltre per uso cosmetico è utilizzato per pelli secche e mani screpolate e accelera l'abbronzatura.
IL RACCOLTO > conservazione
Dopo la spremitura, l'olio deve essere conservato in locali asciutti, freschi, areati, poco illuminati e a temperatura costante di 12-15 C. Anche in seguito, l'olio deve essere conservato sempre lontano dalla luce, e questo spiega perché molti oli sono imbottigliati in vetro di colore scuro. La luce infatti è nemica dell'olio e può alterarne le caratteristiche. è opportuno, inoltre, tenerlo lontano dalle fonti di calore; la temperatura ideale per l'olio è quella tra i 12 e i 14 C e comunque, se si dovesse 'congelare' per il troppo freddo, a temperatura giusta tornerà limpido e trasparente. Importante è, dopo aver aperto l'olio, richiuderlo sempre molto bene poiché tende ad assorbire gli odori. L'olio, generalmente, mantiene inalterate le sue qualità almeno per un anno, se conservato bene.
Coltivare l'olivo 2