BOTANICA > un po' di botanica
L'Olea europaea appartiene alla specie delle Oleacee, è una pianta sempreverde che vive molto a lungo, le cui foglie si rinnovano ogni 2-3 anni. Possiede un apparato radicale molto sviluppato ed esteso, capace di insinuarsi tra le rocce. Il colletto invecchiandosi si deforma in coccio con molti ovuli. Il tronco può elevarsi dal suolo da uno a due metri in relazione alla varietà, all'ambiente, al sistema di allevamento. è liscio, verdeggiante nelle parti giovani e rugoso e grigio nelle parti vecchie, Il legno è duro, pesante, di color fulvo. Le foglie, che si rinnovano ogni tre anni, sono di color verde-cupo nella pagina superiore e chiaro-argentato nella pagina inferiore e cambiano forma a seconda della varietà (oblunghe, lanceolate ecc.). Le gemme sono nude e si differenziano circa 2 mesi prima della fioritura, I fiori sono di colore bianco, formanti infiorescenze a grappolo in numero di 10-40 fiori (mignole), con calice verdognolo di 4 sepali, corolla a tubo breve, 4 petali di color bianco, 2 stami, pistillo con ovario. I frutti (drupe) sono di dimensioni (da 1 a 10 g) e forme variabili a seconda della varietà. Alla maturità sono di colore nero. Al loro interno vi è un nocciolo fusiforme, molto duro, che protegge unsolo seme: la mandorla. La fioritura (mignolatura) si ha da aprile a giugno.L'aborto dell'ovario è frequente e meno del 10% dei fiori arriva a completa maturazione con i frutti. li fiore dell'olivo consente l'autogamia, essendo ermafrodito (cioè ha fiori di entrambi i sessi), e i suoi organi arrivano a maturazione contemporaneamente. Tuttavia si sa che la maggior parte delle varietà italiane è auto-sterile, pertanto la fecondazione dell'olivo è prevalentemente eterogama (cioè con piante che presentano due tipi distinti di fiori). L'olivo non è nettarifero ed è escluso, quindi, nell'impollinazione, l'intervento dei pronubi (a esempio le api). La fecondazione è invece anemofila (cioè avviène per mezzo del vento), anche a notevole distanza tra le piante. Le olive maturano tra novembre e febbraio e il momento in cui devono essere colte varia secondo la posizione dell'oliveto, la sua esposizione e in rapporto ai fattori meteorologici e climatici che hanno influenzato l'annata. Un olivo, in coltivazione tradizionale, può produrre dai 20 ai 30 kg di drupe per anno. L'oliva è costituita da acqua per circa il 35-40% e da olio per circa il 15-35%. Ci sono poi le materie solide (cellulosa, zuccheri, proteine) presenti per circa il 25-40%. L'olio è localizzato prevalentemente nella polpa (96% circa) e, in piccola parte, nel nocciolo (4% circa). Il numero delle varietà coltivate è notevole, circa 500. Si sono affermate per selezione secolare, nelle varie zone olivicole, varietà particolarmente resistenti al freddo o che erano particolarmente apprezzate dagli agricoltori per qualità e quantità di prodotto e/o di olio e per resistenze alle malattie. La scelta delle varietà ha molta importanza sia per ottenere olio di qualità (abbinandole), sia per la produzione di olive da mensa (vedi per maggior chiarezza le caratteristiche e varietà).
BOTANICA > caratteristiche delle principali varietà
VarietàRegione
d'origine
Da
mensa
GiudizioResistenza
a malattie
Resistenza
al freddo
Taglia
albero
Qualità
olio
Frutto
Ascolana
tenera
Marchesiottimomoltomoltograndebuonogrande
AugellinaBasilicatasiscadentepocopocograndemediocremedio
AurinaMolisenoottimomoltomoltograndeottimogrosso
CaroleaCalabriasibuonopocomoltograndebuonogrosso
CasalivaGardanoottimopocopocograndeottimogrosso
CicinellaCampanianobuonopocomoltograndemediocregrosso
CoratinaPuglianoottimomoltomoltomediobuonogrosso
Corregiolo
e Frantoio
Toscananoottimomoltomoltomedioottimogrosso
DrittaAbruzzonobuonomoltomoltomediobuonomedio
GargnanoGardanoscadentepocopocopiccolobuonomedio
GiarraffaSiciliasiottimomoltopocomediomediocregrosso
LeccesePuglianobuonomoltomoltograndemediocremedio
LeccioCentroitalianobuonopocomoltomediobuonogrosso
LimonaPugliasibuonomoltomoltograndemediocremedio
MaiaticaBasilicatasibuonomoltomoltograndeottimomedio
MaurinoToscananobuonopocopocopiccoloottimomedio
MorescaSiciliasibuonopocopocomediomediocregrosso
Ogliarola
siciliana
Sicilianoottimopocopocograndebuonomedio
Ogliarola
barese
Puglianoottimopocopocograndeottimomedio
Ogliarola
avellinese
Campanianoottimopocopocograndeottimomedio
VarietàRegione
d'origine
DA
mensa
GiudizioResistenza
alle malattie
Resistenza
al freddo
Taglia
albero
Qualità
olio
Frutto
Ogliarola
garganica
Puglianoottimopocopocomedioottimomedio
Oliva
cerignola
Pugliasibuonopocopocomediomediocremedio
OlivellaCampanianobuonopocopocomediomediocremedio
OttobraticaCalabrianobuonomoltomoltograndebuonomedio
PalmaSardegnanobuonopocopocograndebuonogrosso
PinolaLigurianobuonopocopocomedioottimomedio
Pizz'e
Garrola
Sardegnasibuonomoltopocograndebuonogrosso
PremezzanaPugliasiottimomoltomoltopiccoloottimomedio
RazzolaLigurianobuonomoltopocograndeottimomedio
RosciolaLazionobuonopocopocomediomediocregrosso
S.AgostinoPugliasiottimopocopocomediobunogrosso
S. CaterinaToscanasiottimopocomoltograndebuonogrosso
VerninoLazionobuonomoltomoltomedioottimomedio
L'AMBIENTE DI COLTIVAZIONE
L'Olea europaea è diffusa in tutti i territori che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. E' presente anche in California (Usa), Argentina, Messico, Australia e Cina ma, l'olio prodotto nel bacino del Mediterraneo, non teme concorrenza per squisitezza e fragranza. La regione italiana con la più alta produzione olivicola è la Puglia che possiede un po' meno di un terzo del totale degli oliveti italiani, seguono la Calabria, il Molise, la Campania ecc. Dice un detto popolare che l'olivo, per vivere bene, ha bisogno di cinque indispensabili "S": silenzio, siccità, solitudine, sole e sassi. Tecnicamente l'olivo necessita di un clima mite, senza forti sbalzi termici e temperature che non scendano al di sotto dei -5 C. Preferisce quindi un clima marittimo o, al massimo, del medio e basso Mediterraneo, comunque non montano (massimo 800 m.s.l.m.). L'olivo è presente anche nella zona dei grandi laghi alpini e in alcune località del vicentino, veronese, padovano e della Venezia-Giulia, grazie alloro particolare microclima. Prima di procedere all'impianto di un oliveto è opportuno fare un'indagine nella zona prescelta per conoscere il risultato ottenuto da altri agricoltori nella coltivazione dell'olivo (anche se piante isolate), per poter osservare i problemi di carattere pratico e le varietà più adatte, questo perché, anche se l'olivo è una pianta di estrema rusticità e vitalità, esso è particolarmente esigente nei riguardi di alcune condizioni ambientali. Il germogliamento ha inizio quando la temperatura raggiunge i 10-11 C e allega a 21-22 C, ma teme i freddi e le gelate (a -7 C gela). Non tollera l'umidità. Gli si addicono esposizioni e giaciture aperte e ventilate dove non c'è nebbia persistente. Sono da escludere le esposizioni al nord, eccetto in alcune zone calde del sud. Per le radici l'umidità stagnante è molto pericolosa, per questo sono importanti e necessari i lavori di drenaggio e sistemazione idraulica. Il terreno argilloso-calcareo, con buona dotazione di sostanza organica, è l'ideale per l'olivo, anche se si adatta bene agli altri terreni. L'olivo, inoltre, è una pianta calciofila (ama il calcio), per questo sono da escludere i terreni fortemente acidi (pH inferiore a 5) a meno che non si possa correggerli con abbondanti calcitazioni.
MOLTIPLICAZIONE > per via sessuale
Si ottiene mediante l'uso dei semi che si trovano nei noccioli delle olive. I noccioli per la semina vengono ricavati dalle olive sane e in piena maturità, eliminando quelle rovinate da parassiti o da altri fattori. Si puliscono e si conservano stratificati con sabbia fine e umida. è buona norma, prima della semina, rompere trasversalmente il nocciolo senza lesionare il seme. La semina, in semenzaio a letto caldo, va fatta in luglio-agosto e il trapianto dei semenzali nel vivaio va eseguito nella primavera successiva. Nella primavera del secondo anno la piantina avrà un'altezza di 50 cm e in questo momento si effettua l'innesto a corona o a occhio. Nell'ottobre del secondo anno si trapianta in piantonaio a una distanza tra pianta e pianta di 1 x 0.40 m. In questo periodo occorre aumentare le dosi di composto e letame maturo con aggiunta di cenere di legna o altro concime potassico, il terreno, inoltre, va pulito dalle erbe spontanee e i piantoni vanno liberati dai getti laterali. Se risultasse necessario occorre aiutare i piantoni con sostegni in canna in modo da evitarne la rottura a causa degli eventi meteorologici. Al quinto sesto anno la piantina è pronta per il trapianto in pieno campo essendo arrivata a un'altezza di 1.5-2.0 m e avendo una circonferenza di 6-7 cm. La pianta riprodotta per via sessuale non conserva le caratteristiche della pianta madre e, per questo, è quasi sempre necessario l'innesto.
MOLTIPLICAZIONE > per via vegetativa
Essa sfrutta, invece, le parti vive della pianta madre (ovulo, pollone, talea) e conserva integre le caratteristiche originarie. La propagazione mediante pollone si fa estirpando i polloni pedali (con una lunghezza di 80-100 cm) dalla pianta madre, avendo cura, però, di lasciare una piccola porzione di legno. Questi polloni vengono, in seguito, piantati in vivaio; poco dopo essi emettono delle radici. A distanza di due anni possono essere trapiantati in pieno campo. La propagazione mediante ovulo è più traumatica per la pianta madre e, per questo, non viene quasi mai praticata. L'ovulo è una protuberanza gemmifera, somigliante a un tubero o a un uovo, originatosi nel ciocco e lungo il tronco per stimoli interni ed esterni. Esso si recide in febbraio-marzo con l'accetta (la ferita va poi levigata e disinfettata). Gli ovuli vengono quindi puliti e ricoperti di una poltiglia di argilla e letame maturo. L'ovulo viene immesso in buche profonde 15-20 cm e ricoperto con un miscuglio di terra e composto o letame e cenere di legna. Dopo circa due mesi cominceranno a uscire i primi getti e si sceglieranno non più di due getti tra i migliori. La propagazione a mezzo talea, invece, si fa recidendo un giovane ramo, dalla pianta madre, immune da malattie e fruttifero. La porzione inferiore interrata di questo ramo emetterà, in seguito, delle radici mentre quella superiore darà i germogli e i rami. La talea deve essere robusta, diritta, a corteccia verdeggiante e succosa, con una lunghezza di 90-100 cm. Prima di metterla a dimora va ripulita dai rametti laterali e l'estremità inferiore va tagliata a linguetta. Il tempo migliore per la raccolta delle talee è l'autunno-inverno. Si piantano in vivaio a una profondità di 30 cm e distanti tra di loro 50 cm. Si concimano con composto o letame maturo e cenere di legna. In primavera le talee emettono germogli laterali che vanno eliminati per favorire l'apice. Dopo due anni si trapianta in pieno campo.
A) e B): radicazione ed emissione dei getti da talee piantate verticalmente e orizzontalmente;
C): olivo ottenuto da ovulo alla fine del primo sviluppo.
Con l'innesto si saldano tra di loro i tessuti di una specie (nesto), con quelli di un'altra (porta-nesto) e si modificano la struttura e la costituzione degli organi epigei, inoltre si perpetua e si fissa sul porta-nesto i caratteri dell'individuo da cui proviene il nesto. Con questa saldatura si ottiene un tessuto permanente; spesso, però, non si ha una buona fusione e il callo di saldatura risulta allora difettoso con tendenza a spezzarsi. L'innesto va fatto in giornate asciutte, non ventose, quando l'albero è in succhio. A seconda del tipo di innesto, esso va fatto in agosto-settembre o in marzo. I nesti (varietà da voler propagare) devono provenire da piante sane e con una buona fruttificazione (attenzione alle mutazioni gemmarie). Dopo aver eseguito l'innesto è bene ricoprire il tutto con dei mastici per rendere impermeabile la parte tagliata
Come tagliare
correttamente i rami
L'innesto a occhio può essere fatto o in agosto-settembre a gemma dormiente, o in marzo a gemma vegetante. Di solito conviene sempre eseguirlo in agosto, in quanto, se non riesce, si può ripetere l'operazione in primavera. In questo tipo di innesto, si incide a T la corteccia del porta-nesto e si introduce il nesto (che consiste in una gemma con un po' di corteccia a forma di scudetto) nel taglio fatto sul porta-nesto lasciando fuoriuscire la gemma; si spalma del mastice e si lega con raffia, sempre tenendo libera la gemma. L'attecchimento è riuscito (di solito entro due settimane) quando la corteccia del nesto è verdeggiante e la gemma è rigonfia. Se c'è stato rigetto si fa nuovamente l'innesto, altrimenti si può far sviluppare il getto migliore e quindi capitozzare la parte superiore del porta-nesto. Nell'innesto a pezza - il cui nesto si ricava da un ramo giovane succoso, fruttifero - si taglia una parte di corteccia quadrata, di cm 4-5 dilato, portante una gemma che viene, poi, applicata sul porta-nesto, nel quale, precedentemente, è stata tagliata una parte di corteccia uguale al nesto in varie listelle; quest'ultime non vengono staccate ma rivoltate verso il basso. Applicato il nesto sul porta nesto vi si sovrappongono le listelle, che vanno legate a spirale con raffia o lana e spalmate di mastice. Si esegue nello stesso periodo dell'innesto a occhio. L'innesto a corona può essere realizzato anche su rami di grosso calibro o sul tronco. Dapprima si taglia l'albero lo si liscia con un ferro ben tagliente, stando attenti a non ammaccare i margini, quindi si fanno da tre a dieci incisioni tra la corteccia, il cambio e il legno per lo spessore di 3 cm e una lunghezza di 10 cm, in queste fenditure si introduce la marza per tutta la superficie e si fanno combaciare i tessuti del nesto con quelli del portanesto. Il tutto viene poi spalmato di mastice e legato con raffia. La marza, che va tagliata a becco allungato di clarino, si ottiene da un rametto dell'annata precedente, sul quale è presente una sola coppia di foglie che vanno spuntate a metà. L'innesto a spacco è il meno usato. Si capitozza il porta-nesto e, con l'innestatoio si fa uno spacco in senso longitudinale profondo 10 cm. Nella fessura viene immesso un cuneo di legno e alle estremità lungo la profondità della spaccatura si interpongono due marze a bietta, una opposta all'altra, tra la scorza e la zona legnosa, in modo che i tessuti del nesto e del portanesto combacino perfettamente. Fatto l'incastro la ferita viene spalmata di mastice, mentre la periferia del tronco viene legata. Le marze del nesto, fornite di più gemme, si prelevano da rami sani e giovani; hanno una lunghezza di 15-20 cm e un diametro di 1-2 cm. L'innesto a spacco e a corona si effettuano all'inizio dell'autunno o della primavera. Si possono effettuare altri tipi di innesto (esempio a cella) ma hanno limitata diffusione.
Innesto a "pezza"
Innesto a "corona"
Innesto a "spacco"
L'IMPIANTO DELL'OLIVETO
La sistemazione del terreno ha una importanza fondamentale nell'impianto di un oliveto specializzato; non c'è nulla di più nocivo per l'albero che un terreno duro e asfittico (cioè senza aria e con umidità ristagnante) in quanto ogni danno al sistema radicale si ripercuote su tutta la pianta. li terreno dovrebbe essere preparato con cura e sottoposto a una profonda ripuntatura allo scopo di rompere lo strato compatto e instaurare una circolazione d'acqua e di aria; se il drenaggio è scarso bisogna intervenire subito. Inoltre, il terreno, deve essere ben livellato e spianato. Lo scasso deve essere continuo su tutta la superficie e fatto alla profondità di almeno 80-100 cm. Se ciò non è possibile per la giacitura del terreno e/o per la convenienza economica è necessario eseguire o uno scasso lineare, realizzando fossati a trincea lungo la fila dell'impianto, o uno scasso a buca con fosse di m 1 x 1 x 1. Il lavoro di scasso va fatto in maggio-giugno.

Con lo scasso a trincea o a buca bisogna mettere il terreno superficiale da una parte e quello profondo dall'altra così da poter utilizzare la porzione superficiale fertile e vitale per il primo stadio di vita della piantina, mettendola in prossimità delle radici. In tutti i casi è necessario assicurare alle piante assenza di ristagni d'acqua, molto nocivi alle radici, tramite fognature, semplici vespaiature o sistemazioni idrauliche appropriate. Se c'è roccia viva, affiorante o no, prima del normale lavoro di scasso conviene adoperare esplosivi per fessurare la roccia e poter permettere un più facile accesso alle radici negli strati profondi. In tutti i casi è necessario asportare il maggior numero di pietre possibili e togliere le radici vecchie così da evitare il marciume radicale delle nuove piante. I correttivi e gli ammendamenti (6-7 q/ha di fosforiti e 3-4 q/ha di solfato potassico) è bene spargerli, insieme al composto e al letame (circa 500-600 q/ha), in superficie prima dei lavori di scasso perché possano essere più facilmente incorporati al terreno. Se il terreno è in forte pendenza allora c'è bisogno di una sistemazione a terrazzamenti o lunettamenti, anche se questa risulta molto costosa.

L'impianto dell'oliveto può essere fatto a quadrato, a quinconce o a ordine sparso. L'ottimale è il quinconce perché permette un miglior utilizzo del terreno; l'ordine sparso si utilizza solo in terreni declivi non uniformi, ma non si presta alla meccanizzazione di molte operazioni colturali. Nei nuovi impianti è diffuso l'allevamento a file. Le distanze tra le piante dipendono dalle varietà, dal sistema di allevamento, dalla zona e da molti altri fattori. Occorre altresì che le chiome degli olivi, quando hanno raggiunto il massimo sviluppo, non si tocchino. Inoltre, un'eccessiva fittezza, può pregiudicare irrimediabilmente l'impianto, come un'eccessiva distanza può rappresentare un inutile spreco di terreno se non viene utilizzato per delle colture erbacee. I moderni orientamenti consigliano sesti di impianto con distanze oscillanti tra il 5x6 m e il 6x8 m (circa 270-330 piante/ha).

In settembre, dopo aver deciso la forma d'impianto dell'oliveto, si sistemano i paletti o le canne dove verranno messe a dimora le piantine in modo da avere una visuale di come sarà l'impianto; si coprono anche le fosse e i canali in modo che le piogge autunnali possano assestare bene il terreno. Al posto di ogni paletto, in novembre-dicembre, quando il terreno è in tempera, si aprono delle buchette di 40 cm di larghezza e di profondità. In questo stesso periodo si immettono i piantoni; buona norma sarebbe quella di immergere precedentemente le radici dei piantoni in un miscuglio di terra (70%) e letame (30%).
Come deve essere
eseguita la buca
per l'impianto
Le fosse verranno chiuse con terra (60%) e un miscuglio di composto-letame-cenere di legna (40%). Si ricorda che le piante vanno interrate e non seppellite, perché esse respirano anche con le radici. Il colletto non deve essere interrato per più di 4-5 cm. Bisogna rincalzare la terra comprimendola attorno alle radici in modo da chiudere la buca e ricavare poi, attorno alla pianta, una piccola conca per favorire la penetrazione dell'acqua di irrigazione. Il piantone verrà sorretto da un paletto posto a nord della pianta e legato con legacci non animati e non molto stretti; si consiglia di inframezzare tutoli di granoturco tra pianta e tutore per evitare il dondolio, dannoso alla pianta e alle radici. Dopo l'impianto conviene sempre procedere a un'abbondante innaffiatura (6-10 I d'acqua per pianta) per favorire l'attecchimento. Il successo dell'attecchimento si nota già dopo un mese dall'impianto e i segni caratteristici sono la scorza verdeggiante e i getti di nuovi germogli. Se il piantone, però, ha la corteccia color paglierino è conveniente sostituirlo agli inizi di gennaio.
Messa a dimora
delle piante
Una volta che il piantone ha attecchito bisogna allevarlo con arte perché difficilmente potrà essere corretto in seguito. A 15-20 giorni dall'impianto si procederà alla capitozzatura delle piante (a 60-70 cm dal terreno), all'eliminazione dei rami superflui lasciandone, se possibile, 3 o 4. Ciò è utile per un corretto avvio dell'impalcatura, per costituire la pianta nella sua struttura scheletrica di base, scegliendo subito la forma che la pianta assumerà durante il suo sviluppo futuro. Eseguita l'operazione, si farà un. trattamento con poltiglia bordolese allo 0.5% (500 g per quintale d'acqua), per disinfettare i tagli fatti e per una protezione generale della pianta.
Come capitozzare una pianta dopo la messa a dimora
Al primo anno di impianto si recidono, lungo il fusto, gemme e rametti laterali e si diradano i nuovi germogli che hanno origine dalle branche principali, le quali sono, di solito, in numero di tre. Al secondo anno si applica la potatura di formazione con la quale si conforma la chioma su una figura geometrica tronco-conica o semisferica, oppure a monocono o ad altra forma di allevamento; il piantone va rincalzato e concimato con composto o letame. Il sistema di coltivazione biologica evita al massimo le monocolture estese e questo per tre importanti motivi:

Per ragioni pratiche si può raggiungere un compromesso tra monocolture e colture miste: file doppie, triple o quadruple di piante di una stessa varietà o specie che si alternano con file doppie di altre varietà o specie. Essendo la maggior parte delle varietà di olivo autosterili c'è bisogno, nella scelta di quelle da impiantare, di tener conto di questa caratteristica e scegliere varietà che possano permettere una fecondazione incrociata. Gli oliveti tradizionali raggiungevano la loro produttività dopo almeno 12 anni dal loro impianto ma, quelli moderni, grazie a un contenimento della potatura, possono produrre già al quarto anno.
Come capitozzare una pianta dopo la messa a dimora
POTATURA > regole generali
E' difficile dare dei consigli sulla potatura ma solamente criteri di massima, perchè ogni zona olivicola ha sviluppato un proprio sistema di potatura tenendo conto delle varietà coltivate, delle caratteristiche del luogo (venti, umidità, fertilità del terreno ecc.) e delle tecniche di coltivazione. Tenuto conto di queste considerazioni, potremo avere due risposte diverse dalle piante:
Esempio di potatura di ritorno
Apice vegetativo sottoposto a potatura di ritorno
è possibile diventare buoni potatori osservando le persone più esperte che operano nella zona (senza sopravvalutare i loro consigli empirci), acquisendo le nozioni di base che regolano la crescita e la produzione della pianta e maturando una propria buona esperienza pratica. L'obiettivo della potatura deve essere quello di mantenere la piena efficienza della chioma; regolare l'accrescimento e la distribuzione dei rami a frutto in rapporto alla tecnica di raccolta adottata; favorire un elevato rapporto tra superficie fogliare e legno; permettere una buona circolazione dell'aria e una buona esposizione alla luce della chioma; ridurre gli eccessi di produzione per controllare il fenomeno dell'alternanza produttiva. Nei primi anni di allevamento (fase di accrescimento della pianta e di produzione crescente) la potatura sarà contenuta; nella fase adulta (produzione a regime) sarà di media intensità durante la fase di invecchiamento, quando è più forte il fenomeno dell'alternanza, la potatura sarà più energica. In passato si pensava, sbagliando, che la potatura energica servisse a stimolare l'accrescimento delle piantine e la fruttificazione precoce e per regolare la produzione delle piante adulte. Oggi è stato acquisito il fatto che eccessi di potatura, sono pratiche decisamente negative durante la fase di crescita e, successivamente, possono provocare situazioni di squilibrio vegeto-produttivo che vanno corrette con concimazioni e irrigazioni, influendo sulle tecniche di difesa. Si sconsiglia decisamente di effettuare la potatura subito dopo la raccolta. Relativamente alle diverse forme di allevamento, ci sono tre forme di potatura:
POTATURA > secca
Nella potatura di allevamento, che si effettua in vivaio, s'imprime alla piantina la forma futura, impalcando all'altezza desiderata e lasciando il numero di branche che si vogliono ottenere. La potatura di formazione si esegue in piantonaio e serve per imprimere meglio la forma alla pianta, sopprimendo tutti i getti che potrebbero disturbarne la corretta formazione. L'olivo fruttifica sul ramo dell'annata precedente e i suoi rami a frutto sono il brindillo e il ramo misto. Sul legno di due e più anni la vegetazione si perde perché non si hanno gemme vitali normali; però con grande facilità emette nuove cacciate dalle numerose gemme latenti distribuite su tutta la superficie non appena c'è uno squilibrio. Nel ramo misto si sviluppano a legno le gemme terminali e le prime coppie sottostanti; il ramo continuando a crescere comincia a pesare e quindi ha la tendenza a cadere giù, formando i cosidetti grondacci che sono i più grossi portatori di frutti. Al punto di massima curvatura di questi grondacci si formeranno dei nuovi rametti: alcun'ì verranno soppressi, altri serviranno per sostituire il grondaccio quando è esaurito o quando si è fatto troppo lungo. Nella potatura di produzione si dovrà tenere gran conto di questo fatto che permette il graduale e periodico ringiovanimento e riavvicinamento della fronda 'fruttifera della branca madre.
Struttura schematizzata di una palmetta di primo palco.
è possibile diventare buoni potatori osservando le persone più esperte che operano nella zona (senza sopravvalutare i loro consigli empirci), acquisendo le nozioni di base che regolano la crescita e la produzione della pianta e maturando una propria buona esperienza pratica. L'obiettivo della potatura deve essere quello di mantenere la piena efficienza della chioma; regolare l'accrescimento e la distribuzione dei rami a frutto in rapporto alla tecnica di raccolta adottata; favorire un elevato rapporto tra superficie fogliare e legno; permettere una buona circolazione dell'aria e una buona esposizione alla luce della chioma; ridurre gli eccessi di produzione per controllare il fenomeno dell'alternanza produttiva. Nei primi anni di allevamento (fase di accrescimento della pianta e di produzione crescente) la potatura sarà contenuta; nella fase adulta (produzione a regime) sarà di media intensità durante la fase di invecchiamento, quando è più forte il fenomeno dell'alternanza, la potatura sarà più energica. In passato si pensava, sbagliando, che la potatura energica servisse a stimolare l'accrescimento delle piantine e la fruttificazione precoce e per regolare la produzione delle piante adulte. Oggi è stato acquisito il fatto che eccessi di potatura, sono pratiche decisamente negative durante la fase di crescita e, successivamente, possono provocare situazioni di squilibrio vegeto-produttivo che vanno corrette con concimazioni e irrigazioni, influendo sulle tecniche di difesa. Si sconsiglia decisamente di effettuare la potatura subito dopo la raccolta. Relativamente alle diverse forme di allevamento, ci sono tre forme di potatura:
Dal ramo misto di un anno si svilupperà, al secondo anno, di preferenza e maggiormente la gemma a legno terminale, poi talune fra le prime coppie di gemme sottostanti. I succhioni crescono diritti e solitari tanto sul fusto quanto sui rami (germogliano da gemme avventizie). Essi vanno soppressi sia nella potatura verde che in quella secca anche se, però, possono essere utili per sostituire rami o branche da sopprimere. La potatura dell'olivo si deve eseguire annualmente mediante l'uso di forbici e/o coltelli da innesto sui rami da poco sviluppati; si adopera, invece, l'accetta e il segaccio solo quando si vuoi modificare o correggere la forma della chioma, sostituendo rami vecchi e grossi con quelli nuovi, Il taglio dei rami si esegue netto, liscio e obliquo, in questo modo l'acqua piovana scivola via facilmente e si evita la possibilità che le ferite si infettino. Se la superficie risulta scabrosa (per un taglio fatto col segaccio), essa deve essere levigata e pennellata con poltiglia bordolese. Le giornate favorevoli per la potatura sono i giorni asciutti e soleggiati. Nell'esecuzione di tutte queste operazioni dovremmo, infine, tenere ben presente le speciali caratteristiche della varietà e della zona (potatura più corta, più lunga, più ricca, più povera), per questo occorre conoscenza e pratica da parte del potatore e soprattutto un buon spirito di osservazione. La potatura secca assorbe circa il 30% del tempo .di lavoro utilizzato per la coltivazione dell'olivo (poco meno di un'ora per pianta).
Potatura di riforma di una vecchia pianta.
La lettera A indica i punti sui quali effettuare il taglio: slupatura del tronco e del ceppo.
POTATURA > verde
La rimonda estiva o potatura verde viene fatta per eliminare la parte erbacea che è cresciuta da aprile a luglio (succhioni, polloni) sia sulla parte aerea che sulla parte pedale. Va fatta con coltello o forbici; è consigliabile che il tutto venga eseguito da un solo operatore altrimenti si può incorrere in tagli inopportuni di polloni o succhioni che sono stati lasciati per sostituire delle branche. Cambiando ogni anno operatore ognuno darà una propria impronta alle piante con notevole danno per esse. Le operazioni di potatura verde assorbono circa l'8-10% del tempo di lavoro per la coltivazione dell'oliveto.
POTATURA > straordinaria
Si esegue rarissime volte e modifica profondamente la pianta. Il ringiovanimento si fa dopo parecchi anni che la branca ha dato il prodotto; anche la branca non può sottrarsi alla legge dell'invecchiamento e allora, tramite un pollone, viene sostituita. Per far ciò si esegue un taglio netto e obliquo con l'accetta o con il segaccio, la superficie va quindi levigata e spennellata con poltiglia bordolese. I polloni, di regola, andranno scelti nella parte esterna, a meno che non si voglia re-stringere il vaso. Qualora non ci sia un pollone per la sostituzione si lascia che la pianta reagisca liberamente e solo alla fine dell'estate si lasciano i due getti migliori, dei quali se ne sceglierà uno solo. La riforma si fa quando bisogna cambiare totalmente la conformazione delle piante per la riconversione dell'oliveto, per gelate, incendi ecc. In questo caso bisogna intervenire con tagli grossi che conviene fare in due riprese, la prima con un taglio abbastanza forte, la seconda con la sistemazione dei polloni spuntati e del resto della ramaglia. La slupatura, invece, consiste nel togliere il legno morto e mangiato dalla luppa o carie dell'olivo (il lavoro deve essere fatto con la sgorbia) lasciando solo il legno verde e vecchio ma sano, che può assolvere alle funzioni meccaniche di sostegno. E un lavoro lento e faticoso ma che ridà alla pianta vigore e forza.
Come si eseguono i tagli nei vari anni
POTATURA > arnesi per la potatura e l'innesto
Gli strumenti da taglio adoperati debbono essere di acciaio temperato e ben affilato, così da permettere un taglio netto senza sbavature.
Coltivare l'olivo 1